ALDST (Al Limite Dello Sputtanamento Totale)


Un’attrice che è un magma irriverente di energie pronte a deflagrare. Una giovane donna che è una sorta di Alice sgangherata ma senza Bianconiglio a farle da guida. Un gioco teatrale sospeso tra l’autodiffamazione inquieta e un caustico, comico, dissacrante racconto di sé degno del miglior Eric Bogosian – quello, per intenderci che titolava i suoi monologhi Piantando i chiodi nel pavimento con la fronte.

Tutto questo, e molto altro è ALDST, acronimo che significa Al limite dello sputtanamento totale. Si getta senza rete, Viola Marietti, accompagnata solo dal dramaturg Matteo Gatta in un racconto che è autobiografico e pura invenzione, gioco al massacro e sospesa osservazione, una via di mezzo tra una standup comedy e il tragico flusso di coscienza di Sarah Kane. Con questo rap sulla vita, Marietti racconta di sé, della famiglia, di una generazione intera, quella tra i venti e i trenta anni, troppo intelligente per essere ancora illusa, troppo illusa per stare nella realtà.

«ALDST – dice Marietti – è un piano sequenza di tutti i casini, a partire dal pranzo di Natale in famiglia ai tanti “pit-stop” emotivi di ogni giorno, per cui si lotta grossolanamente contro quell’indefinita zavorra che trascina sempre in basso, passando per il baratro della depressione. Sappiamo tutto di questa ragazza: l’amore, il lavoro, la solitudine, la religione, la malattia, tutto quel che le restituisce sempre e con gli interessi il dolore senza nome che si porta dentro». È una “adolescenza lunga”, quella evocata dal testo, che evoca ramanzine, autocommiserazione, amici che vivono nella doccia, amori catastrofici, nonne rimbambite, mattinate inconcludenti, somatizzazioni, perenne disoccupazione. Sono, in definitiva, i pensieri dei vent’anni: estremi, futili, dolorosi, divertenti. Bellissimi.

Durata dello spettacolo: 60 minuti.

 

Regia: Matteo Gatta e Viola Marietti

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